Quel di più di ogni cosa. Arte e educazione alla vivibilità

di EMANUELA FELLIN.

A proposito di The Whale Theory

Questo libro di Claudia Losi, The Whale Theory, Johan & Levi, Milano 2021, è più di un libro, è un’opera d’arte che narra un’opera d’arte, un percorso e un cammino. Lo si può vedere dalle immagini e dai disegni, dalla cura dei dettagli e ci si immerge nel racconto che è più che un racconto.

Sembra un paradosso pensare che un animale così grande, la balena, oggi meriti tutte le nostre attenzioni mentre è ed è stato oggetto di attenzioni per altri motivi. E’ stato l’animale più cacciato e martoriato. La cosa che desta più attenzione è la mole di questo mammifero. Per un animale fragile e pervasivo come sapiens la sua grandezza provoca paura, coinvolgimento, attrazione, sollecita la sete di dominio di sapiens. Questo aspetto viene riportato anche nel pezzo di Vinicio Capossela cantautore, polistrumentista e scrittore che scrive “La balena porta con sé il destino dei grossi, ancor più che dei grandi”….e poi ancora “Quelli che vengono molestati a causa della loro misura che tanto eccede quella dei loro piccoli molestatori. Forse è l’invidia a muoverli alla persecuzione.”

Un animale così deve farci pensare a un altro tema: ci aiuta a capire i nostri limiti: gli esseri umani hanno fatto molta fatica ad attrezzarsi per cacciarla. L’ossessione narrativa di Melville ne è un esempio.

Il libro di Claudia Losi è fatto di immagini, testi, esperienze e ci sono 15 saggi che lo accompagnano. Si presta a molteplici chiavi di lettura grazie al contributo speciale di molti esperti, creando un dialogo a più voci.

Dal punto di vista della bibliofilia questo libro per i bibliofili è un oggetto di culto.

Le sollecitazioni che mi ha dato questo libro sono molte. Per me, tra l’altro, si configura come un documento originale riguardo ai temi dell’educazione ambientale e della vivibilità. Sono le domande che il libro suscita, uno degli aspetti più interessanti.

Ad esempio, il rapporto tra Claudia Losi e la balena: come e perché un mammifero con quelle caratteristiche che viene dai tempi profondi dell’evoluzione, finisce per diventare l’oggetto di un progetto artistico di lunga durata?

Il libro svolge un servizio per  tutti noi descrivendo la nascita e lo sviluppo del progetto artistico della balena.

C’è nel libro una relazione intensa e sottile con gli argomenti legati alla fragilità e alle differenze. Nel pezzo di Sunaura Taylor, scrittrice, artista e attivista, il testo inizia con il racconto di quando, da bambina, i suoi compagni per offenderla le dicevano che camminava come una scimmia, nonostante le scimmie fossero i suoi animali preferiti. La Taylor si pone una domanda fondamentale: è possibile riconciliare la mia personale identificazione con gli animali con il fatto che tale identificazione abbia avvallato indicibili violenze contro gli esseri umani? Attraverso il riconoscimento con la sua animalità, Taylor è giunta ad un’importante conclusione: non è che siamo come animali o che l’idea dell’animale sia parte integrante della nostra identità. Il fatto è che noi siamo animali, è un fatto così scontato e assodato che ce ne dimentichiamo di continuo. Siamo così indotti a domandarci in che modo l’arte può abbattere le barriere dell’indifferenza e della durezza?

Tra le altre cose il libro ci induce a fare i conti con il tempo. Stephen J. Gould si è messo sulle tracce di resti di dinosauri sparsi per il mondo. In questo caso la ricerca riguarda il mondo sommerso e il tempo profondo. Claudia ha trovato resti di balena sulle colline piacentine, sull’Appenino. La questione diventa, allora, il rapporto con il tempo profondo e la nostra contemporaneità. L’arte si occupa di questo e ci segnala che esiste un tempo profondo e emerge il messaggio che il tempo profondo manda al nostro tempo con la mediazione dell’arte.

Riportandoci al rapporto con l’arcaico. Questo mammifero ci mette di fronte a una forma di vita che viene da lontano. Buona parte dell’arte contemporanea prende le forme primordiali/arcaiche e le fa diventare codici del presente. Nel libro si riconoscono i significati di questa dimensione.

C’è un altro aspetto interessante e importante e riguarda la partecipazione all’esperienza artistica. Per fare questo progetto ci sono state molte persone che hanno collaborato e si è prodotto un ampio processo di partecipazione. questo significa che quando l’arte diventa arte pubblica e quindi partecipata può svolgere un ruolo di particolare importanza. In questo caso possiamo paragonare l’arte ad un processo educativo nei confronti dei cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Abbiamo la necessità di creare una sensibilità ulteriore coinvolgendo le persone anche attraverso l’arte con la fitta rete degli itinerari del progetto della balena: luoghi significativi in cui questa proposta è stata sviluppata suscitando attrazione e interesse.

The Whale Theory è un dialogo a più voci e a più significati come un coro tra antropologia, musica, arte contemporanea, moda.

Nel libro una costante è una questione che mi sta molto a cuore. C’ è stata una particolare reazione da parte dei bambini. Il loro coinvolgimento e il modo in cui sono affascinati dalla balena è un capitolo speciale dell’intero progetto.

Riporta il progetto al mito e al sacro: a Melville e Moby Dick. Evoca una sacralità della natura. Basti pensare che cos’è la balena bianca nel libro da parte del capitano Achab. E’ un’ossessione talmente estesa da richiamare il sacro e il mito.

Allora emergono domande importanti: quali sono per noi gli ostacoli a sentirci parte del tutto? Facendosi questa domanda emerge che tutto il lavoro girà sulla vivibilità come fatto planetario. Si può arrivare a una vivibilità sostenibile valorizzando il genius loci e connettendolo alla nostra condizione planetaria. Una connessione necessaria, per la quale l’arte e questo libro possono fornire un contributo di particolare importanza e bellezza. 

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